Una definizione di smart city nel contesto italiano
Una smart city è un sistema urbano che, grazie all’uso integrato di tecnologie digitali e dati, migliora in modo sostenibile la qualità della vita (sociale, ambientale, economica) dei cittadini e delle organizzazioni.
Quando parliamo di smart city nel contesto italiano è opportuno tenere in considerazione che il 70% dei Comuni ha meno di 5.000 abitanti e l’85% meno di 10.000. Nei Comuni con meno di 5.000 abitanti vive il 17% della popolazione e in quelli con meno di 10.000 abitanti il 31%.
Piccola dimensione degli enti locali, basse retribuzioni dei dipendenti con aumento dei carichi di lavoro, ridotte prospettive di crescita professionale, hanno generato un fenomeno di fuga del personale comunale verso posti più attraenti. Nel periodo 2017-2023 si sono dimesse dai Comuni per cause diverse dal pensionamento circa 96.000 persone; il 28% del personale comunale oggi in servizio (Rapporto IFEL Fondazione ANCI, “Il personale dei Comuni italiani”, 2025).
Questo è lo scenario che dobbiamo tener presente per analizzare quali sono i territori idonei a ospitare un progetto di smart city le amministrazioni in grado di realizzarlo e gestirlo.


Uno sguardo alle esperienze europee
Nel contesto europeo esistono alcune esperienze di smart city (sotto ne vedremo alcune) che si sono affermate come “best practices” perché hanno saputo coniugare tecnologia, governance, modularità, partecipazione cittadina e sostenibilità economica.
La città di Malmö (365.000 abitanti circa) in Svezia ha realizzato un modello di quartiere a uso misto completamente basato sull’utilizzo di energie rinnovabili, dove la smart city è declinata in tema di efficienza energetica e sostenibilità ambientale; analoga declinazione promossa a Växjö (83.000 abitanti circa), sempre in Svezia.
Ad Amburgo (1.910.000 di abitanti circa), in Germania, è stato promosso il progetto HafenCity, che ha trasformato un’area portuale in un esempio di edilizia sostenibile e servizi intelligenti.
L’amministrazione di Aveiro (circa 80.000 abitanti) in Portogallo ha realizzato una piattaforma di sperimentazione per l’innovazione tecnologica nel contesto urbano con soluzioni tecnologiche per la mobilità, l’energia e l’ambiente.
Barcellona (1.690.000 abitanti circa) ha puntato su un’iniziativa di smart city per regolare attraverso le nuove tecnologie la mobilità urbana, liberando spazio per pedoni, biciclette e attività urbane, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore qualità della vita.
Ad Ellinikon (circa 50.000 abitanti circa) in Grecia è in fase di realizzazione un ambizioso progetto di rigenerazione di un vecchio aeroporto, con l’obiettivo di costituire un quartiere intelligente, sostenibile e resiliente nelle sue infrastrutture (energia, rifiuti, mobilità integrata, digitalizzazione).
Criteri comuni di successo delle best practice europee
I casi sopra descritti sono solo alcuni delle numerose esperienze europee esistenti, ma, in generale, l’analisi delle best practice di smart city europee mette in evidenza alcuni elementi ricorrenti che caratterizzano i progetti rivelatisi più efficaci:
- la necessità di una governance innovativa tra enti locali, imprese, cittadini e università
- il consiglio di partire da ambiti delimitati (quartieri, distretti, zone periferiche) per una successiva estensione
- la sostenibilità finanziaria raggiunta anche sfruttando fondi europei e partenariati pubblici e privati
- il coinvolgimento e l’educazione digitale dei cittadini
- l’integrazione dei servizi (traffico, sistemi energetici, pianificazione urbana), progettati come interconnessi (l’introduzione della mobilità elettrica, per esempio, deve essere accompagnata da una attenta pianificazione delle stazioni di ricarica)
- l’adattabilità e la resilienza della città ai cambiamenti climatici, demografici e tecnologici
- il continuo monitoraggio del progetto con indicatori chiari
Quanti Comuni italiani hanno la forza per promuovere una smart city?
Non esiste una “smart city perfetta”: ogni città sperimenta soluzioni che si adattano meglio a determinati contesti e dimensioni. L’analisi dei casi più significativi dimostra che queste esperienze, pur differenti tra loro, rappresentano comunque una fonte preziosa di ispirazione per individuare modelli replicabili.
Le esperienze europee di smart city europee che sono state analizzate in letteratura dai ricercatori suggeriscono che l’ambito più indicato per l’applicazione di un’esperienza di smart city è un’amministrazione di medie o grandi dimensioni.
Il contesto italiano, di cui abbiamo visto sopra le peculiarità, suggerisce quindi l’adozione di un nuovo modello di intervento integrato. Se vogliamo che iniziative di smart city si diffondano sul territorio, occorre avere in mente un modello destinato non solo alla grande città, ma a una rete di piccoli e medi Comuni coordinati a livello sovracomunale (pensiamo da questo punto di vista ai vantaggi dell’interconnessione dei sistemi di trasporto tra territori diversi, anche da un punto di vista di adozione di un biglietto elettronico unico).
Solo un approccio di area vasta può davvero aprire la strada a un futuro diverso: mettere in rete i Comuni, superare le fragilità che oggi li limitano e dare forza a un modello di smart city capace di ispirarsi alle migliori esperienze europee, ma allo stesso tempo di parlare con la voce e le esigenze del nostro territorio
Il cittadino digitale della smart city
Per vivere in una smart city occorre conoscere gli strumenti della cittadinanza digitale: leggere un QR Code per prenotare e affittare una bicicletta, prenotare dal proprio cellulare spazi condivisi come sale studio o campi sportivi, utilizzare app per pagare il parcheggio o i mezzi pubblici senza contanti, accedere ai servizi comunali online tramite la propria identità digitale, iscriversi ad eventi culturali o sportivi tramite piattaforme digitali, ricevere notifiche su scadenze e avvisi attraverso applicazioni ufficiali, consultare in tempo reale mappe dei trasporti e percorsi ciclopedonali, segnalare guasti o disservizi tramite portali dedicati, gestire i propri rifiuti intelligenti con sistemi di raccolta tracciata e partecipare a processi di consultazione pubblica o bilanci partecipativi attraverso piattaforme di e-democracy.
L’alfabetizzazione e l’inclusione digitale dei cittadini diventano quindi fondamentali per realizzare e vivere la smart city con consapevolezza. Il Rapporto sullo stato del decennio digitale 2025, recentemente pubblicato dalla Commissione europea, ci ricorda che l’aumento delle competenze digitali dei cittadini è proprio uno degli obiettivi principali del decennio digitale e oggi solo il 56% della popolazione europea possiede competenze digitali almeno di base.