Tutte le ricerche promosse dalla Ragioneria generale dello Stato, dall’Istituto Nazionale di Statistica, dal Dipartimento della funzione pubblica e da IFEL Fondazione ANCI, sono concordi su due cose: i dipendenti della pubblica amministrazione stanno continuamente diminuendo e la loro età media sta costantemente aumentando.
La riduzione del turnover, le restrizioni assunzionali, la bassa attrattività del settore in termini di crescita professionale e retributiva per le giovani generazioni hanno determinato un progressivo squilibrio demografico nel settore pubblico.
La diminuzione dei dipendenti
Il personale della pubblica amministrazione in Italia è di circa 3.660.000 unità e ha visto un calo medio del 7,5% negli ultimi vent’anni. In particolare, il personale del comparto degli enti locali registra un calo di circa il 28% dal 2007 a oggi (da 479.233 a 342.208 unità) e una previsione di 175.000 uscite nei prossimi sette anni. Nel 2023, le dimissioni volontarie o il passaggio ad altre amministrazioni hanno addirittura superato il numero dei pensionamenti.

Rapportato alla popolazione residente, il personale comunale per 1.000 abitanti è sceso da 8,04 nel 2007 a 5,84 nel 2023.

L’aumento dell’età media
Negli ultimi vent’anni l’età media del personale della pubblica amministrazione italiana è cresciuta di oltre 5 anni, raggiungendo circa 50,4 anni.
Il personale ultracinquantenne rappresenta la parte più consistente sia della pubblica amministrazione italiana in generale (52%), che della pubblica amministrazione locale (63%).
Gli effetti sulla società
La riduzione del personale della pubblica amministrazione e la mancanza di ricambio generazionale si riflettono in particolare sulla capacità della pubblica amministrazione locale (la più vicina ai cittadini) di rispondere alle esigenze di una società in rapido cambiamento e di affrontare le sfide legate alla transizione digitale e alla modernizzazione amministrativa.
Questo squilibrio impone che un personale ridotto debba farsi carico di responsabilità in aumento, mettendo a rischio la sostenibilità organizzativa e la qualità del servizio pubblico.
Nei prossimi anni si assisterà a un ulteriore esodo per pensionamento del personale della pubblica amministrazione (recenti studi stimano un terzo nell’arco di 10 anni), contribuendo a un turnover che potrà portare a perdere competenze “storiche” se non trasferite, generando vuoti organizzativi, perdita di memoria istituzionale e di competenze specifiche, specie nei ruoli chiave.
Questi effetti possono essere aggravati in alcune aree del Paese dove sono presenti anche squilibri territoriali. Per esempio, gli enti locali della Sicilia tra il 2010 e il 2023 hanno perso più personale (36,2%) rispetto ad altre aree con un ricambio che risulta difficile per motivi economici, di mobilità limitata e di costi elevati per attrarre professionisti qualificati.
Strategie per una pubblica amministrazione multigenerazionale
Contrastare i fenomeni della riduzione del numero dei dipendenti della pubblica amministrazione e dell’aumento della loro età media è necessario per garantire efficienza, innovazione e qualità dei servizi pubblici.
Dal 2023, grazie anche ad alcune azioni previste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), si intravede una possibile inversione di tendenza, sebbene il numero di uscite sia ancora elevato e finisca per mitigare gli effetti delle nuove entrate.
È necessario quindi introdurre nuovi modelli di reclutamento, programmi di formazione continua e strategie di ricambio generazionale per costruire una pubblica amministrazione “multigenerazionale”, capace di coniugare esperienza e innovazione.
Servono inoltre politiche di attrazione dei giovani, come stage strutturati, contratti flessibili e percorsi di carriera chiari, per rendere la pubblica amministrazione un datore di lavoro competitivo anche rispetto al settore privato.