Lo Sportello Digitale Unico (Single Digital Gateway – SDG), istituito con il Regolamento (UE) 2018/1724, nasce per evitare che cittadini e imprese debbano fornire più volte le stesse informazioni alle pubbliche amministrazioni europee, grazie a uno scambio automatico di dati tra gli Stati membri. L’Italia ha digitalizzato 19 delle 21 procedure sperimentali previste, ma è necessario unificare la piattaforma, semplificare l’esperienza utente e garantire una piena interoperabilità.
Lo Sportello digitale unico europeo
Lo Sportello digitale unico è un’iniziativa dell’Unione europea per creare un unico punto di accesso per i cittadini e le imprese che interagiscono con le pubbliche amministrazioni dei diversi Stati.
Gli obiettivi dell’iniziativa sono semplificare l’interazione con le pubbliche amministrazioni nazionali ed europee, ridurre le barriere linguistiche, promuovere l’interoperabilità nazionale e transfrontaliera.
Il portale europeo che è stato realizzato per accedere allo Sportello digitale unico è Your Europe, dove cittadini e imprese, dopo aver individuato la procedura d’interesse e selezionato il procedimento amministrativo dal catalogo servizi, sono reindirizzati al servizio digitale della pubblica amministrazione competente.
Il principio della “una tantum”
Il concetto chiave di questo sistema è il principio europeo “una tantum” (detto anche “once only”), secondo il quale cittadini e imprese di non devono fornire alla pubblica amministrazione le medesime informazioni più volte, dato che queste possono essere scambiate automaticamente tra i diversi Stati membri tramite un sistema di interoperabilità chiamato Once only technical system (OOTS). Questo sistema gestisce il processo di trasmissione dei dati, che vengono recuperati dalla fonte di origine, validati e inviati al soggetto richiedente tramite protocolli di trasporto chiamati eDelivery, secondo gli standard stabiliti dal framework europeo Connecting Europe facility (CEF).
Ogni Stato membro è responsabile per l’adeguamento dei propri sistemi nazionali all’OOTS e per la connessione dei cosiddetti data service providers (amministrazioni che detengono i dati) e data requesters (amministrazioni che ne fanno richiesta). La Commissione europea supporta questo processo con attività di coordinamento tecnico, test transfrontalieri e monitoraggio del livello di adesione dei singoli Stati.
Gli enti coinvolti
Per l’Italia la gestione dello Sportello unico digitale, che prevede anche un portale dedicato, è affidata al Dipartimento per gli affari europei in coordinamento con l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e con il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri che ha inserito l’iniziativa in uno specifico sub-investimento nella misura 1.3.2 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
Sono state poi individuate una serie di pubbliche amministrazioni deputate a operare come sub attuatori per la digitalizzazione delle procedure di loro competenza, che agiscono sulla base di apposite linee guida: Agenzia delle entrate, Agenzie regionali per il lavoro, Consiglio nazionale forense, Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, Istituto nazionale previdenza sociale, Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell’interno, Ministero dell’istruzione e del merito, etc.
Le procedure gestite
Il regolamento che ha istituito lo Sportello digitale unico definisce le informazioni (Allegato I) e le procedure pilota (Allegato II) che devono essere resi disponibili ai cittadini e alle imprese dell’Unione nell’ottica del principio del “once only”.
Delle 21 procedure sperimentali previste, l’Italia ne ha digitalizzate 19 (dichiarazione dei redditi, attività commerciali, assunzioni, albo degli avvocati, lavoro domestico, previdenza, assicurazioni, immatricolazioni, residenza, iscrizione scolastiche, etc.) afferenti a 33 enti competenti.
Per ogni procedura, all’interno dello Sportello unico digitale, gli Stati membri dell’Unione europea mettono a disposizione: informazioni generali su norme, iter procedurali e documenti, servizi elettronici per la gestione digitale dell’istanza, moduli e formulari di supporto.
I tempi
La realizzazione dello Sportello digitale unico è stata completata nel 2023 e a gennaio del 2024 è iniziata la fase di monitoraggio delle procedure digitalizzate e di definizione dei data service necessari a garantire l’interoperabilità tra gli altri Stati membri.
Le conclusioni
L’iniziativa europea per la creazione dello sportello digitale unico è un passo decisivo verso una vera integrazione transfrontaliera dei servizi pubblici digitali e, per molti aspetti, può essere vista come un’evoluzione su scala europea della Piattaforma digitale nazionale dati (PDND) realizzata in Italia. Si tratta di una visione ambiziosa e lungimirante, che mira a rendere il cittadino realmente digitale, capace cioè di accedere a servizi e informazioni senza confini nazionali.
Per il momento però, più che un vero e proprio sistema di interoperabilità transfrontaliera, lo Sportello digitale unico parrebbe presentarsi più come un indice centralizzato dei servizi telematici europei: un portale che, di fatto, reindirizza il cittadino verso il sito nazionale competente per l’effettiva presentazione dell’istanza.
Per raggiungere davvero gli obiettivi iniziali del progetto, serve una forte semplificazione: la piattaforma deve essere una sola, mentre oggi sembra esserci sia uno sportello europeo sia un portale nazionale. Inoltre, anche l’accesso al servizio deve essere semplice e chiaro e tutta la procedura deve svolgersi in un unico percorso, dall’inizio alla fine, in modo pienamente integrato con i sistemi digitali dei diversi Stati membri.
Solo così lo Sportello digitale unico potrà diventare un vero strumento di cittadinanza europea digitale, capace di tradurre in pratica il principio del “once only” e di rendere effettiva la libera circolazione di servizi e diritti nell’Unione.