Il Rapporto annuale 2026 dell’Istituto nazionale di statistica conferma che il digitale è ormai una dimensione ordinaria della vita quotidiana, delle relazioni sociali e dell’attività delle imprese. Accesso alla rete, competenze e uso consapevole delle tecnologie rimangono però ancora le principali sfide della cittadinanza digitale.
Le competenze digitali
Nel 2025 il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali almeno di base nei cinque domini del quadro europeo DigComp 2.0. Il dato migliora rispetto al 2021, ma resta lontano dall’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030 e continua a collocare l’Italia sotto la media europea. Il divario territoriale rimane significativo: le competenze digitali di base riguardano il 60,0% della popolazione nel Nord, il 56,9% nel Centro e il 44,8% nel Mezzogiorno.
Il Rapporto segnala quindi una forma più matura di divario digitale e suggerisce come non sia più sufficiente misurare l’accesso a Internet, ma occorra valutare la capacità delle persone di utilizzare strumenti, servizi e informazioni in modo autonomo, sicuro e critico. Nel 2025 il 34,3% delle persone di 16 anni e più non utilizza l’identità digitale, il 33,2% non effettua acquisti online e il 36,1% non interagisce online con la Pubblica amministrazione. Inoltre, il 38,3% dichiara di essersi imbattuto in contenuti falsi o dubbi su siti di notizie o social media.
L’intelligenza artificiale
Il dato sull’intelligenza artificiale è particolarmente rilevante. Nel 2025 solo il 19,9% dei 16-74enni ha usato strumenti di IA, contro una media europea del 32,7%. L’utilizzo cresce tra i giovani, arrivando al 47,2% nella fascia 16-24 anni, ma resta comunque distante dalla media europea del 63,8%. Il livello di istruzione incide in modo netto perché l’uso dell’IA passa dal 3,6% tra chi ha al massimo la licenza media al 32,0% tra chi possiede un titolo terziario.
Il quadro cambia, ma non si semplifica, nelle imprese. Nel 2025 tutte le aziende con almeno 10 addetti dispongono di connessione Internet e quasi il 70% delle piccole e medie imprese utilizza servizi cloud. L’adozione dell’intelligenza artificiale è cresciuta rapidamente, arrivando al 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti. L’introduzione dell’IA rimane però fortemente legata alla dimensione aziendale, essendo 14,2% tra le piccole imprese, 27,0% tra le medie e 53,0% tra quelle con almeno 250 addetti. Per molte piccole e medie imprese, il principale ostacolo è la mancanza di competenze.
La vita online dei cittadini
La pervasività del digitale emerge anche nei tempi di vita. Nel 2023 la popolazione trascorre in media 3 ore e 53 minuti al giorno usando Internet o dispositivi digitali; tra chi li utilizza, il tempo sale a 5 ore e 25 minuti. Nella fascia 15-24 anni si raggiungono 5 ore e 47 minuti. Il Rapporto evidenzia inoltre che, intorno alle 23, circa un quarto dei 15-19enni è ancora impegnato in attività digitali.
Le tecnologie modificano anche le relazioni interpersonali. Nel 2024 il 27,8% delle persone di 14 anni e più dichiara di incontrare amici su Internet. I social media sono ormai uno spazio ordinario di socialità: il 95,3% degli utenti Internet di 11 anni e più li ha usati almeno una volta e l’81,8% quotidianamente. Accanto alle opportunità di connessione, partecipazione e accesso alle informazioni, emergono però rischi di isolamento, esposizione a contenuti problematici e dipendenza comportamentale.
Tra adolescenti e giovani adulti le criticità sono più marcate. L’uso problematico dei social media riguarda l’11,1% dei 15-17enni e il 10,5% dei 18-24enni. Il divario di genere è evidente: tra i 15 e i 17 anni interessa il 15,5% delle ragazze contro il 7,0% dei ragazzi. L’ISTAT richiama anche l’associazione tra uso molto frequente dei social, ansia, stress e insoddisfazione personale, pur precisando che il rapporto causale non può essere letto in modo automatico.
Le sfide aperte
Il Rapporto ISTAT evidenzia come il digitale può essere un fattore di inclusione solo se accompagnato da competenze, consapevolezza e capitale umano qualificato. La cittadinanza digitale non si esaurisce nell’accesso alla rete, ma richiede capacità critica, autonomia nell’uso dei servizi e attenzione agli effetti sociali delle tecnologie. È su questo terreno che si giocherà una parte decisiva della capacità del Paese di governare l’innovazione, senza trasformarla in una nuova disuguaglianza.